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249. |
v Praze, 2. května 1611. |
Biskup Sarzanský státnímu sekretáři kurie: Odpověď stavů císaři zmírněna; jednáno o ní s Moravany, Lužičany a Slezany; mluví se o odjezdu císařově, nuncius pojede za ním, stane-li se skutkem; pochybuje se o tom; ve sněmu jednáno o výslechu Tengnaglově; král Matyáš povolal k sobě stavy a podal jim požadavky o Tengnaglovi, achtu proti Pasovským a o vkládání do desk; zároveň jim předložil požadavky kurfirsta Saského; odpověděli, že neumějí německy.
Orig. v knihovně Vatikánské: Barberini 6912, fol. 6 - 7. A tergo adresa kardinálovi Borghese a poznámka tužkou: "Quando potesse havere gľ articoli che nomina, S. Bne gli vedrebbe volentieri".
Ilmo et Revmo signore.... Si modificorno le risposte da darsi ali imperatore, perché fu levato, che per il mal governo non dovesse più aspirare alla corona di questo regno, et fu ancor levato la guardia e che potesse andar libero senza la guardia, ma che in ogni modo dovesse partir da Praga. Si sono communicate adesso queste risposte alli Moravi, Lusatii e Silesiti, li quali doveranno hoggi risponder et dir il parer loro.
S è poi detto pubicamente, che ¾ imperatore vuoi partire in ogni modo lunedì che viene, et che ha di già fatto fare vestimenti da campagna. Vogliono alcuni, che sia per andare in Ratisbona, altri in Augusta, però sin adesso non se ne sa cosa di certo, havendo ancor altri voluto, che se ne vada in Norimbergo. Ľ ambasciatore di Spagna doverà seguitare, et io farò ¾ istesso, non giudicando, che convenga lasciar ľ imperatore senza ministri publici per ogni rispetto. E ben vero che, se andasse in Norimbergo - il che non credo - non potendo haver essercitio libero in casa mia, mi ritirarò in un luogo più vicino che potrò, et starò ivi attendendo ¾ ordine che mi sarà dato. Si dice, che partendo ¾ imperatore del regno non gli sarà permesso, che porti seco il suo tesoro, et però non credo, che senza esso voglia partir S. Mtà.
Il viceburgravio [T. j. purkrabí hradu Pražského; srovn. č. 219 ze dne 30. dubna; srovn. též č. 183 na začátku.] disse tre giorni sono in dieta publica, che ľ agente del re ď Ungaria haveva dati 61 articoli sopra i quali si dovesse interrogare il Tagnail, ma che havendo veduto, che toccavano la persona di S. Stà, del ľ imperatore, del re di Francia et del re di Spagna, non havevano voluto interrogarlo; ho tentato di havere questi articoli, ma non è stato possibile di poterli havere.
Il re fece intimare alli Boemi, che sabbato [T. j. 30. dubna.] alle 4 hore doppo pranso si dovessero trovar innanzi la Mtà S. in gran numero per alcune cose importanti. Et fumo da S. Mtà da 60 di loro a quali fece proponere quattro cose:
[1.] Che essendosi proceduto troppo mitemente con il Tagnail, si dovesse usar maggior rigore.
2. Che si dovesse in ogni modo procurare il bando imperiale contro i soldati di Possa, non ostante, che a S. Mtà dalli stati fusse stato rimesso questo negotio.
3. Che non si dovessero più scrivere nelle tavole del regno le gratie che faceva ľ imperatore, et che non si dovessero menar buone quelle che haveva fatte doppo la venuta del sermo Leopoldo.
4. Che communicava loro quello che a S. Mtà era stato scritto dal ľ elettore di Sassonia, et era, che, se non havesse trattato ľ imperatore in quel modo che conveniva alla sua dignità imperiale et persona, che non solo esso, ma ancora tutti li altri elettori se ne sarebbeno risentiti. Risposero essi, che non intendevano la lingua todesca et perciò fu loro ordinato, che ritornassero questa mattina alle 8.
Vennero li ambasciatori di Magonza et di Sassonia et hebbero audienza dal ľ imperatore. Hanno portato lettere per il duca di Bransuich et per S. Mtà, delle quali mando copia con un altra scritta prima al sudetto duca....
Di Praga li 2 di Maggio 1611....
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Giovanni Battista vescovo di Sarzana. |

